martedì 24 gennaio 2017

Filastrocche e canzoncine per bambini

Prendo spunto da un dialogo privato sul dove reperire materiale da far ascoltare ad un bimbo piccolissimo per introdurlo al bilinguismo precoce e alle idee che ho raccolto per scrive qui alcune di queste idee e del perché andrebbero così utilizzate.
È ormai risaputo che ascoltare in età precoce in un’altra lingua suoni e parole aiuta più tardi in età adulta a riprodurre i suoni che nella lingua L1 non ci sono e a capire meglio le parole e i significati.
Per esperienza personale e seguendo quello che avevo letto, ho educato mia figlia sin da piccolissima all’ascolto di cd di fiabe e/o racconti e/o filastrocche in lingua tedesca, poiché io con lei parlavo italiano e mio marito tedesco, ma -essendo mio marito spesso fuori per lavoro- la bambina era esposta all’italiano per un numero molto maggiore di ore durante la giornata rispetto al tedesco.
La mia esperienza mi ha confermato la giusta scelta. Mia figlia non solo riusciva a concentrarsi sin da piccolissima e sapeva ascoltare chi le leggeva qualcosa -anche all’asilo/scuola materna- ma aveva anche imparato a comprendere il significato di parole nuove deducendole dal contesto e senza l’aiuto delle immagini. Dunque, sviluppando una capacità di intuizione e di interpretazione che le sarebbe servita in seguito per qualsiasi lingua.
Per questo, considero fondamentale sottoporre in età precoce i propri figli all’ascolto di storie e storielle in lingua. È chiaramente preferibile leggerle, ma di sicuro non possiamo stare tutto il giorno a leggere  storie ai nostri figli. La funzione di ripetizione che aveva il nostro stereo, consentiva alla storia/storiella di ricominciare ogni volta che finiva senza il mio aiuto. L’ascolto continuo, anche mentre svolgeva altre attività, come ad esempio il gioco, le consentiva di memorizzare parole nuove e di approfondire sempre più il significato di esse, superando quella rigidità (Erstarrung) tipica del monolingue e di acquisire l’abilità di passare da una lingua ad un’altra come accade in un bambino bilingue.
Oggi gli strumenti a nostra disposizione sono molti e possiamo concederci il lusso di far vedere canali televisivi o far sentire programmi ai nosri figli in lingua originale, tramite il web.
Cosa troviamo sul web che potrebbe aiutarci? Per quanto riguarda i programmi TV in lingua tedesca il web ci aiuta con il sito: http://www.flimmo.de/ dove posiamo trovare suggerimenti su programmi e film da far vedere ai nostri figli.
Ma se il bambino o la bambina è troppo piccolo per guardare la tv, sul canale youtube: Sing mit mir – Kinderlieder trovate tantissime canzoncine moderne e di sempre in lingua tedesca che piacciono molto ai bambini e che potrete far sentire durante la giornata e cantare con loro.
Chiudo qui questo brevissimo articolo e vi saluto augurandovi buon divertimento!

mercoledì 2 marzo 2016

Prossemica: la distanza tra i corpi nella cultura tedesca e in quella italiana

In un bellissimo e breve articolo sulla prossemica e la distanza tra i corpi, Paola Celentin schematizza le differenze tra i diversi popoli in materia di distanza tra i corpi
Ne sappiamo bene le conseguenze e le motivazioni noi che viviamo tra due culture, sopratutto tra due culture come quella tedesca e quella italiana.
Ricordo bene il disagio di alcuni amici tedeschi nel mio avvicinarmi troppo nei primi anni qui in Germania.
Ricordo bene la mia meraviglia e la mia incomprensione quando al corso di tedesco mi veniva speigato che in Germania ci vuole una dovuta distanza tra i corpi, che come tutti o la maggior parte degli italiani interpretavo come freddezza.
Eppure, grazie al tempo e alla vicinanza con queste strane persone che mi sembravano i tedeschi allora e che ora mi sono così familiari da non poterne fare a meno, oggi non me ne accorgo più e passo da un atteggiamento all’altro a seconda delle persone con cui ho a che fare senza nemmeno chiedermelo più.
Su questa dimestichezza e abilità nel passare da un registro culturale ad un altro si basa tutta la bellezza del bilinguismo e del biculturalismo.
Comprendere che la distanza di cui parlano i tedeschi non è segno di freddezza ma di concetto di spazio che, come dice V. Paggioro in http://www.mappainterculturale.it/?page_id=2912, per un tedesco è spazio inviolabile, mentre per un italiano segno di vicinanza, aiuta a superare gap culturali che potrebbero portare ad incomprensioni a volte anche molto forti.
” La cosiddetta distanza ‘di sicurezza’ in Italia corrisponderebbe a un avambraccio, mentre un tedescofono pone almeno un metro tra sé e lo sconosciuto, distanza che permette appunto la fuga.” e ancora ” La differenza tra le due culture è che all’italiano servono segnali più evidenti, come un bacio o una carezza, per stabilire il tipo di rapporto.” (Paggioro)
Se apprendere una lingua seconda significa apprenderla dal punto di vista  morfosintattico,  fonologico, testuale, pragmatico e sociolinguistico e infine culturale, questi aspetti che riguardano la sfera del non verbale sono fortemente rilevanti.
L’aspetto culturale è fortemente rilevante, in quanto determina le ansie, le paure, le motivazioni, insomma in poche parole l’aspetto emotivo che ci coinvolge nell’apprendere una lingua. Per questo motivo, importante è stabilire un rapporto emotivo forte e rilassante con la lingua. Sappiamo bene come a causa dell’ansia da prestazione, spesso anche nella nostra prima lingua -dove solitamente dovremmo essere più forti- possiamo commettere errori.
È questo uno degli aspetti che maggiormente ritrovo nei bambini bilingui che a scuola non vengono compresi e corretti in maniera maldestra e senza una vera comprensione dell’origine dell’errore. Per questo motivo è importante conoscere il bilinguismo, conoscere i suoi vantaggi, ma anche le interferenze che esso può causare, specialmente nei bambini e nei ragazzi che ancora non hanno acquisito quella razionalità che li porta a comprendere e distinguere da dove l’errore gli deriva. Un argomento interessante questo, che tratterò in un altro post.
Comprendere, dunque, il linguaggio del corpo e delle distanze tra corpi nelle nostre due culture di appartenenza ci aiuta a superare l’ansia emotiva di chi non comprende o quella del disagio di chi non comprende e male interpreta.

L’inculturazione

“L’inculturazione è un termine in uso nell’antropologia culturale, per indicare il processo di trasmissione della cultura da una generazione all’altra, in cui l’aspetto complementare è la socializzazione dell’individuo tramite l’apprendimento della lingua, l’educazione in ambito familiare, l’imitazione degli adulti e l’assimilazione delle regole di comportamento, l’educazione sessuale, la partecipazione a giochi, gare, danze e cerimonie, la memorizzazione dei racconti degli anziani, l’associazione agruppi di età, società segrete e di culto, iniziazione.
Durante la fanciullezza e l’adolescenza si forma, mediante il processo diantropoiesi, la personalità di base dell’individuo: questi con la maturità e la vecchiaia diviene in grado di dare un contributo innovativo ed originale alla sua cultura. Alcune categorie di persone ricevono un’educazione particolare, finalizzata alla specificità dei loro ruoli, come ad esempio gli operatori magico-religiosi (guaritorisciamanistregoni), gli artigiani, i griot e gli artisti, spesso soggetti a tabùparticolari.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Inculturazione)
Grazie ad un amico oggi ho affrontanto il tema dell’inculturazione, una parola molto strana, ma che è conosciuta a chi studia antropologia culturale.
In realtà, essa descrive un fenomeno che ci accade spesso quando ci muoviamo da un paese all’altro e, sopratutto, in tempi moderni in cui la circolazione delle persone è sempre più semplice e numerosa.
In questo bell’articolo http://www.interculturatorino.it/glossary/acculturazione-e-inculturazione/ troviamo definite le differenze tra acculturazione e inculturazione. L’acculturazione, si sottolinea nell’articolo, è un a two ways process secondo l’idea promossa da Herskovits, mentre “L’inculturazione è un termine introdotto nell’antropologia culturale statunitense in sostituzione o in alternativa a socializzazione;”. Questa distinzione tipicamente statunitense, come sottolineano gli autori, non è di fatto rigida in quanto non si può concepire un individuo “culturale” dal suo stesso essere “sociale”. Quel che a me ha colpito in particolar modo e che sembra del tutto scontanto per chi è abituato a vivere tra due culture è “(….), l’antropologia, oltre a sottolineare il carattere di bilateralità del mutamento culturale, ci mette anche in guardia dalla tendenza a considerare i gruppi che ricevono, come dei soggetti passivi. Nessun gruppo in effetti riceve passivamente gli apporti venuti da altri gruppi.”
Nessuno riceve passivamente una cultura senza portare un proprio contributo, sia esso personale che culturale legato alla propria origine al proprio essere collocato in una cultura di origine.
Questo è uno degli aspetti più interessanti che si sviluppano e che, in un certo qual modo, stimolano chi convive tra due o più culture e/o le osserva e cerca di comprenderle.