mercoledì 2 marzo 2016

L’inculturazione

“L’inculturazione è un termine in uso nell’antropologia culturale, per indicare il processo di trasmissione della cultura da una generazione all’altra, in cui l’aspetto complementare è la socializzazione dell’individuo tramite l’apprendimento della lingua, l’educazione in ambito familiare, l’imitazione degli adulti e l’assimilazione delle regole di comportamento, l’educazione sessuale, la partecipazione a giochi, gare, danze e cerimonie, la memorizzazione dei racconti degli anziani, l’associazione agruppi di età, società segrete e di culto, iniziazione.
Durante la fanciullezza e l’adolescenza si forma, mediante il processo diantropoiesi, la personalità di base dell’individuo: questi con la maturità e la vecchiaia diviene in grado di dare un contributo innovativo ed originale alla sua cultura. Alcune categorie di persone ricevono un’educazione particolare, finalizzata alla specificità dei loro ruoli, come ad esempio gli operatori magico-religiosi (guaritorisciamanistregoni), gli artigiani, i griot e gli artisti, spesso soggetti a tabùparticolari.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Inculturazione)
Grazie ad un amico oggi ho affrontanto il tema dell’inculturazione, una parola molto strana, ma che è conosciuta a chi studia antropologia culturale.
In realtà, essa descrive un fenomeno che ci accade spesso quando ci muoviamo da un paese all’altro e, sopratutto, in tempi moderni in cui la circolazione delle persone è sempre più semplice e numerosa.
In questo bell’articolo http://www.interculturatorino.it/glossary/acculturazione-e-inculturazione/ troviamo definite le differenze tra acculturazione e inculturazione. L’acculturazione, si sottolinea nell’articolo, è un a two ways process secondo l’idea promossa da Herskovits, mentre “L’inculturazione è un termine introdotto nell’antropologia culturale statunitense in sostituzione o in alternativa a socializzazione;”. Questa distinzione tipicamente statunitense, come sottolineano gli autori, non è di fatto rigida in quanto non si può concepire un individuo “culturale” dal suo stesso essere “sociale”. Quel che a me ha colpito in particolar modo e che sembra del tutto scontanto per chi è abituato a vivere tra due culture è “(….), l’antropologia, oltre a sottolineare il carattere di bilateralità del mutamento culturale, ci mette anche in guardia dalla tendenza a considerare i gruppi che ricevono, come dei soggetti passivi. Nessun gruppo in effetti riceve passivamente gli apporti venuti da altri gruppi.”
Nessuno riceve passivamente una cultura senza portare un proprio contributo, sia esso personale che culturale legato alla propria origine al proprio essere collocato in una cultura di origine.
Questo è uno degli aspetti più interessanti che si sviluppano e che, in un certo qual modo, stimolano chi convive tra due o più culture e/o le osserva e cerca di comprenderle.

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